Francesco SantandreaArctic Specialist
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NorvegiaInizi6 min di lettura

Il viaggio che mi ha fatto innamorare del Grande Nord

Ci sono decisioni che finiscono per cambiare una vita. Nel mio caso tutto è iniziato grazie a una semplice promozione della compagnia aerea Norwegian per raggiungere Tromsø.

Il viaggio che mi ha fatto innamorare del Grande Nord

Ci sono decisioni che finiscono per cambiare una vita e, molto spesso, nascono proprio quando meno te lo aspetti.

Nel mio caso tutto è iniziato grazie a una semplice promozione della compagnia aerea Norwegian. Io e Marta avevamo meno di venticinque anni e avevamo trovato un'offerta che permetteva di raggiungere Tromsø a un prezzo incredibilmente conveniente.

Non era un viaggio pianificato da mesi e non rappresentava il sogno di una vita. Dell'Artico conoscevo davvero poco, ma quella destinazione mi stava chiamando. Abbiamo prenotato quasi d'istinto, senza immaginare che quella scelta avrebbe cambiato completamente il mio modo di vedere il viaggio e, qualche anno dopo, anche il mio lavoro.

Il primo impatto con l'Artico

Ricordo perfettamente il momento in cui siamo usciti dall'aeroporto di Tromsø.

Era la metà di ottobre. In Italia l'autunno era appena iniziato, mentre lì sembrava già pieno inverno. Le strade erano ricoperte di ghiaccio, le montagne completamente imbiancate e le auto procedevano lentamente, con una prudenza che all'inizio mi sembrava quasi eccessiva.

Poi ho capito.

Non era paura.

Era rispetto.

Rispetto per una natura che detta i suoi ritmi e che nessuno cerca di sfidare.

Quella calma mi colpì più del freddo. Mi trasmise una sensazione di pace che non avevo mai provato in nessun altro viaggio e che, senza accorgermene, iniziò a cambiare anche il mio modo di osservare ciò che mi circondava.

Una città che mi sembrava appartenere a un altro mondo

Passeggiando per Tromsø mi ritrovavo continuamente ad alzare lo sguardo.

Mi colpivano le grandi vetrate delle case, pensate per lasciare entrare tutta la luce possibile durante i mesi più bui, lo stile essenziale dell'architettura scandinava e quel modo di vivere semplice, ordinato e silenzioso.

Il piccolo porto con i pescherecci attraccati, le montagne che circondano la città e le giornate incredibilmente corte contribuivano a creare un'atmosfera che non avevo mai respirato altrove.

Più passavano le ore, più avevo la sensazione di essere lontanissimo da casa e, allo stesso tempo, incredibilmente nel posto giusto.

La sera che ha cambiato tutto

La seconda sera decidiamo di prendere l'ultima funivia per raggiungere il monte Storsteinen, il punto panoramico da cui si domina tutta Tromsø.

È il 26 ottobre 2018.

Sono le 22:30 e siamo persino in ritardo. Arriviamo appena in tempo per salire sull'ultima corsa.

In cima troviamo già la neve e un freddo pungente. Marta, prudente come sempre, imposta subito la sveglia: l'ultima funivia per tornare in città parte alle undici e non possiamo permetterci di perderla.

Raggiungiamo a piedi un punto panoramico indicato sulla cartina.

Il cielo è quasi completamente coperto e non promette nulla di buono.

Dell'aurora boreale sapevamo pochissimo, ma una cosa era evidente anche a noi: con tutte quelle nuvole sarebbe stato difficile vedere qualcosa.

Poi, quasi all'improvviso, noto una specie di nebbiolina poco sopra l'orizzonte.

Compare e scompare.

Ha una leggerissima sfumatura verde.

La osserviamo in silenzio, cercando di capire cosa stessimo guardando. Provo perfino a fotografarla con il telefono, convinto che fosse soltanto una nuvola illuminata in modo particolare.

Nel giro di pochi secondi, però, quel verde diventa sempre più intenso.

Inizia a muoversi.

Poi cambia colore.

Dal verde passa al viola.

Si espande.

Danza.

Ed è in quel momento che Marta mi dice:

«Guarda sopra di noi.»

Alzo lo sguardo e rimango completamente immobile.

L'aurora non era più davanti a noi.

Era ovunque.

L'intero cielo sembrava vivo. Onde di luce attraversavano la volta celeste in un silenzio quasi irreale, mentre attorno a noi le persone reagivano ognuna a modo proprio. C'era chi rideva, chi piangeva, chi restava semplicemente con il naso all'insù senza riuscire a dire una parola.

In quel momento ho capito perché l'aurora boreale viene chiamata la Regina del Nord.

Non è soltanto un fenomeno naturale.

È un'esperienza che ti fa sentire incredibilmente piccolo davanti all'immensità della natura e, proprio per questo, immensamente fortunato ad assistervi.

Le fotografie possono raccontarne i colori.

I video possono mostrarne i movimenti.

Ma nessuno dei due riuscirà mai a trasmettere quello che si prova quando la si vede danzare sopra la propria testa per la prima volta.

Il viaggio che ha cambiato tutto

Sono tornato in Italia con migliaia di fotografie e la sensazione di aver scoperto un mondo di cui ignoravo completamente l'esistenza.

Continuavo a chiedermi come fosse possibile che luoghi così straordinari fossero rimasti per tanto tempo fuori dai miei sogni di viaggio.

Da quel momento è iniziata una ricerca continua.

Sono tornato in Norvegia molte altre volte, ho esplorato le Lofoten, Senja, Capo Nord e i fiordi. Ho scoperto l'Islanda, le Svalbard, la Finlandia artica e tante altre destinazioni del Grande Nord.

Ogni viaggio aggiungeva un tassello e ogni ritorno rafforzava una certezza: il Grande Nord non era più soltanto una destinazione da visitare, era diventato parte di me.

Cosa porto oggi nel mio lavoro

Ripensandoci oggi, mi rendo conto che tutto è nato grazie a un semplice biglietto aereo in promozione.

Se quel giorno non avessimo trovato quell'offerta, probabilmente la mia vita avrebbe preso una direzione completamente diversa.

Oggi accompagno le persone alla scoperta del Grande Nord perché conosco perfettamente la sensazione che si prova la prima volta. So cosa significa uscire dall'aeroporto e respirare l'aria artica, osservare le montagne innevate rifletteri nei fiordi o alzare gli occhi al cielo e vedere l'aurora boreale danzare sopra la propria testa.

Ma soprattutto so cosa significa innamorarsi di un luogo senza riuscire a spiegare davvero il perché.

Credo che i viaggi più importanti non siano quelli programmati per anni.

Sono quelli che arrivano quasi per caso e che, senza fare rumore, finiscono per cambiare il corso della nostra vita.

Per me, quel viaggio a Tromsø è stato esattamente questo: non la scoperta di una nuova destinazione, ma l'inizio di una passione che continua ancora oggi e che mi accompagna ogni volta che progetto un nuovo itinerario nel Grande Nord.

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