Francesco SantandreaArctic Specialist
← Torna al Blog
NorvegiaAvventura9 min di lettura

Faenza – Capo Nord: il viaggio che mi ha insegnato che la bellezza va conquistata

Ci sono luoghi che puoi raggiungere prenotando un volo. E poi ci sono luoghi che devi meritarti. Come Capo Nord in pieno inverno a bordo di un furgone.

Faenza – Capo Nord: il viaggio che mi ha insegnato che la bellezza va conquistata

Ci sono luoghi che puoi raggiungere prenotando un volo.

E poi ci sono luoghi che devi meritarti.

Il grande Nord in inverno appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Quando il 27 novembre, alle nove del mattino, siamo partiti da Faenza a bordo del nostro Volkswagen T5, non stavamo semplicemente iniziando un viaggio di oltre 10.000 chilometri.

Stavamo entrando in un mondo dove è la natura a decidere se puoi passare oppure no.

Un sogno che parte molto prima della partenza

Ogni grande viaggio inizia molto prima di girare la chiave nel quadro.

Per trenta giorni abbiamo lavorato al furgone che ci avrebbe portato a Capo Nord.

Abbiamo modificato l'impianto elettrico, installato una barra LED ad alta potenza per affrontare le interminabili ore di buio, costruito un portapacchi per trasportare un secondo treno di gomme chiodate e sostituito tutti i liquidi del motore con prodotti resistenti alle temperature artiche.

Perfino il carburante richiedeva attenzioni particolari.

Nel vano di carico, insieme all'attrezzatura, c'erano due casse di Red Bull per affrontare oltre ottanta ore di guida.

Perché questo non sarebbe stato un semplice viaggio.

Sarebbe stata una spedizione.

Quando il freddo inizia a parlare

I primi ottocento chilometri scorrono veloci.

Poi, quasi senza accorgersene, il paesaggio cambia.

Il termometro raggiunge lo zero.

Compare il ghiaccio.

Arriva la neve.

Alla frontiera danese, vicino a Flensburg, la polizia ci informa che in Norvegia sono previsti quaranta centimetri di neve e che le condizioni meteo potrebbero peggiorare rapidamente.

Ci fanno qualche domanda.

Guardano il furgone.

Sorridono.

«State tentando una piccola impresa.»

In quel momento ci siamo resi conto che quello che per noi era un sogno, per gli altri sembrava quasi una follia.

Più sali verso nord, più il mondo cambia

Attraversare la Svezia durante la notte polare è difficile da raccontare.

La luce diminuisce ogni giorno.

Il liquido dei tergicristalli inizia a ghiacciare.

Siamo costretti a fermarci nel mezzo del nulla per montare la barra LED, perché senza quella luce guidare diventa impossibile.

Dopo tremila chilometri il termometro segna -23 °C.

Il Mar Baltico è completamente ghiacciato.

Il silenzio è assoluto.

A quelle latitudini il tempo sembra fermarsi.

Non è mai davvero giorno.

È quasi sempre notte.

Ed è proprio quel buio a rendere tutto incredibilmente affascinante.

Guidare sul ghiaccio cambia il tuo modo di pensare

Superato il Circolo Polare Artico arriva finalmente il momento di montare le gomme chiodate.

Da quel punto in poi l'asfalto scompare.

Rimane soltanto il ghiaccio.

Ogni curva richiede concentrazione.

Ogni frenata va pensata con largo anticipo.

Ogni movimento del volante deve essere delicato.

Qui non puoi avere fretta.

La natura ti costringe a rallentare.

E forse è proprio questo il suo insegnamento più grande.

Il sogno chiamato Capo Nord

L'accesso a Capo Nord durante l'inverno non è libero.

L'ultima strada può essere percorsa soltanto seguendo un convoglio guidato dagli spazzaneve.

Due partenze al giorno.

Nessuna eccezione.

Davanti a noi soltanto neve.

Ai lati soltanto neve.

Sopra di noi un cielo scuro punteggiato di stelle.

Perché durante la notte polare il sole non sorge mai.

Poi, all'improvviso, compare lei.

La celebre sfera di Capo Nord.

Un monumento semplice, ma capace di rappresentare il sogno di migliaia di viaggiatori che, da decenni, raggiungono questo promontorio per sentirsi, almeno per un istante, ai confini del mondo.

Anche per me era così.

Per anni avevo immaginato quel momento.

Vederla comparire dopo migliaia di chilometri di guida, nel cuore dell'inverno artico, è stato molto più emozionante di quanto avessi immaginato.

In quell'istante ho capito una cosa.

Non ricordiamo i viaggi perché raggiungiamo una meta.

Li ricordiamo perché ci trasformano lungo il percorso.

Quando è la natura a decidere

Pensavamo che il momento più difficile fosse alle spalle.

Ci sbagliavamo.

Durante la notte una violenta bufera di neve si abbatte su Capo Nord.

Il vento aumenta.

La visibilità scompare.

L'unico modo per lasciare il promontorio è seguire lentamente uno spazzaneve che apre la strada nella tormenta.

In quei chilometri capisci che non importa quanto tu sia preparato.

In questi luoghi sarà sempre la natura ad avere l'ultima parola.

Ed è proprio questo a renderli così autentici.

Il regalo del Nord

Durante il viaggio di ritorno attraversiamo un piccolo villaggio di pescatori abitato da appena quaranta persone.

È mezzogiorno, ma sembra piena notte.

Scambiamo due parole con un pescatore del posto, che ci racconta quanto sia dura vivere in un luogo dove il sole scompare per settimane.

Mentre ascolto la sua storia mi rendo conto di quanto siamo abituati a dare per scontate le cose più semplici.

Poi arrivano le Isole Lofoten.

Dopo giorni immersi nella notte polare rivediamo finalmente il sole.

Le montagne emergono direttamente dal mare.

I fiordi sono completamente innevati.

L'oceano riflette una luce dorata che sembra irreale.

E come se il Nord volesse regalarci un ultimo saluto, durante l'ultima notte compare una splendida aurora boreale.

Silenziosa.

Elegante.

Indimenticabile.

Il viaggio continua anche dopo il ritorno

In Lapponia il termometro scende fino a -30 °C.

L'additivo del gasolio che avevamo con noi è certificato soltanto fino a -25.

Ogni mattina, quando giro la chiave, trattengo quasi il respiro.

Fuori basta sfiorare il metallo a mani nude per capire quanto possa essere estremo questo ambiente.

Eppure oggi, ripensandoci, non sono queste le immagini che porto nel cuore.

Ricordo il silenzio.

La luce.

Le strade infinite.

Il rispetto che nasce davanti a una natura così potente.

E quella sensazione di essere incredibilmente piccoli.

Cosa porto oggi nel mio lavoro

Molte persone pensano che viaggiare significhi vedere posti nuovi.

Io credo che sia molto di più.

Viaggiare significa concedersi il tempo di cambiare prospettiva.

Significa uscire dalla propria zona di comfort, imparare ad adattarsi, accettare che non tutto può essere controllato e scoprire che spesso la bellezza più intensa è proprio quella che richiede pazienza.

Capo Nord mi ha insegnato questo.

Che la natura non si conquista.

Si rispetta.

E che i viaggi più belli non sono quelli che riempiono una galleria fotografica, ma quelli che continuano a vivere dentro di noi molto tempo dopo il ritorno.

È questa la filosofia che porto ancora oggi in ogni itinerario che progetto.

Perché non voglio semplicemente accompagnare qualcuno fino a Capo Nord.

Voglio aiutarlo a vivere quell'emozione che si prova quando si capisce che il vero traguardo non è il luogo in cui si arriva, ma la persona che si diventa lungo il cammino.

Pianifica il tuo viaggio in Norvegia

Vuoi vivere un'avventura simile?

Posso aiutarti a disegnare un itinerario personalizzato su misura per te, basato sulla mia esperienza reale sul campo.

Parla con me →